Sci Club Lecco e Sci Club Topolino, era il 1966 allo Stelvio.. – di Giorgio Rusconi

 

 

 

PASSO DELLO STELVIO, NOVEMBRE 1966

Questo mio breve racconto è dedicato agli “Sciatori d’Epoca” nati tra il 1950 (e anni precedenti) e il 1957/58, sperando di rintracciare qualcuno presente allo Stelvio nei giorni in cui si svolsero queste vicende.
Sono passati 50 anni da una avventura vissuta al Passo dello Stelvio dove gli atleti dello Sci Club Lecco e dello Sci Club Topolino (ed altri ancora) trascorsero una settimana di allenamenti collegiali durante le vacanze “dei morti”.
Come in questo 2016, anche nel lontano 1966 il 1° novembre cadeva di martedì, consentendoci una vacanza scolastica; allora si festeggiavano anche il 2 (commemorazione dei defunti) e il 4 (anniversario della Vittoria nella 1^ Guerra Mondiale).
Le abbondanti nevicate durante il nostro soggiorno, portarono alla chiusura del Passo e alla decisione degli adulti (genitori e maestri) di farci scendere a Bormio con gli sci.
Partimmo dallo Stelvio il sabato pomeriggio dopo pranzo, lasciando i bagagli alle cure di qualcun altro che ce li avrebbe recapitati a valle dopo la riapertura del Passo. Poco dopo, appena iniziata la discesa in neve fresca e sotto una fitta nevicata, ci imbattemmo con il camion del Veri Confortola (Proprietario dell’Albergo Perego, e gestore del servizio di sgombero neve sulla S.S. 38), carico di valigie (forse le nostre?) rovesciato su un fianco a causa di una slavina appena sotto il Passo.
Proseguimmo con una lunga marcia fino alla 2^ Cantoniera dove ci fermammo terrorizzati per le imponenti e roboanti valanghe che scendevano sia a destra che a sinistra della valle del Braulio.
Poco dopo sentimmo un forte rumore alle nostre spalle accompagnato dalle urla di coloro che ci seguivano: “via, via, la valanga!!!” I nostri maestri Antonio e Gianvittorio Malugani che fungevano da “battipista”, si buttarono a rotta di collo attraverso i tornanti che dalla 2^ Cantoniera scendono verso la Centrale del Braulio, dove i due custodi si sbracciavano per segnalarci il pericolo.
Ad accoglierci in quell’improvvisato rifugio una stufa calda sulla quale un paio di pentole scaldavano l’acqua per prepararci un tè caldo. Dormimmo per terra in due stanzette al primo piano, una riservata allo Sci Club Lecco e l’altra ai “Topolini”, mentre i meno giovani si intrattenevano coi custodi al piano terra.
Mio padre Millo Rusconi, accompagnatore dello SC Lecco, nel ricordare l’avventura era solito descrivere con commozione un episodio particolare, che racchiude tutta la drammaticità della vicenda: “Il famoso Maestro Bruno Angelini che insieme ad un collega faceva da “scopa” alla “carovana” di sciatori, seguendo a distanza le nostre tracce, quando arrivò all’altezza della 2^ Cantoniera dell’Anas, notò che le tracce scomparivano sotto un’abbondante manto di neve. Considerando l’incessante precipitare delle valanghe dai monti circostanti, non gli fu difficile ipotizzare che tutti gli sciatori fossero stati sommersi dalla neve. Si precipitò anch’egli alla Centrale del Braulio per allertare i soccorsi e con grande meraviglia trovò i locali affollati. Ricordava mio padre che Bruno Angelini ha cominciato a piangere con un’emozione che gli soffocava le parole in gola; balbettava qualcosa del genere: “ma allora sono tutti qui…., ma ci siete tutti…, nessuno è rimasto sotto….”.
Ci addormentammo presto sia per la stanchezza che per la musica continua delle valanghe che si staccavano dai monti.
Ci svegliarono i nostri accompagnatori nel pieno della notte per farci partire quando aveva smesso di nevicare e il freddo intenso avrebbe potuto essere di ostacolo al precipitare di altre valanghe.
Ricordo ancora il religioso silenzio che ci accompagnò nel tratto tra la Centrale Idroelettrica del Braulio e il tratto di strada con le gallerie, e poi ancora la difficoltà nel superare le gallerie che ci conducevano a valle, completamente ostruite dalle valanghe cadute nella notte.
Dovevamo risalire i cumuli di neve a “scaletta” fino alla roccia per poi aprirci un varco usando le racchette o persino gli sci, entrare nel cunicolo e percorrere tutta la galleria nel buio più assoluto, per giungere ad un altro cumulo di neve che ostruiva il lato opposto della galleria risalirlo fino a giungere alla volta della galleria, scavare nuovamente e ridiscendere alla luce.
Arrivammo a Bormio dove in una “Colonia” dell’Anas, trovammo una abbondante colazione e il Pullman che ci avrebbe riportato a casa sani e salvi.
Mi piacerebbe integrare questo breve ricordo con qualche foto ed altri aneddoti (Umberto Avanzi ne ha uno simpatico da raccontare…).
Delle lunghe serate trascorse al Perego, mi ricordo una bella iniziativa di Rolly Marchi che aveva improvvisato una sfida a “bandiera” tra SC Lecco e SC Topolino. A fare da arbitro (colui che reggeva la “bandiera”) Carlo Senoner che portava al collo la medaglia d’oro vinta l’estate precedente ai Mondiali di Portillo in Cile.
Sono sicuro di aver visto alcune foto di questa sfida, scattate da Rolly, sul settimanale “Topolino”, allora edito da Arnoldo Mondadori, che periodicamente raccontava le imprese dei giovani sciatori col maglione rossonero.
Ho cercato nella biblioteca di Lecco le vecchie edizioni di Topolino di novembre e dicembre 1966, ma non avevano tutti i numeri disponibili e così non ho potuto rileggere l’articolo e rivedere le foto.
Beba Schranz, a lungo sua collaboratrice, dice che Rolly aveva ceduto il suo archivio fotografico all’agenzia Grazia Neri, che ho scoperto purtroppo aver cessato l’attività fin dal 2009.
Se qualcuno del gruppo “Sciatori d’Epoca” che ha avuto la pazienza di leggermi, ricordandosi di essere stato presente, avesse qualche foto o particolari da aggiungere, si faccia vivo.
Grazie
Giorgio Rusconi

Elenco (provvisorio) dei partecipanti dello Sci Club Lecco:

Annovi Franca e Elena
Airoldi Battista
Anghileri Emilia
Ballerini Marco
Bartesaghi Nicola e Martino
Cariboni Dante
Corti Paolo
Lozza Alberto
Malugani Antonio e GianVittorio
Pirovano Marco
Rusconi Gianni, Lello, Giorgio e Millo
Scaioli Danilo
Tagliaferri Enrico, Marco e Rinaldo

Giovanni Piazza?
Qualche Gerosa di Laorca?

Alcuni dei protagonisti di questa avventura sono presenti nella foto. Premiazione dei campionati sociali dell Sci Club Lecco ai Piani Resinelli

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Dice Umberto Avanzi:

Il racconto sarebbe molto lungo, ma per brevità posso riassumere semplicemente che in quella occasione sperimentai da tredicenne un primo innamoramento con una ragazza del topolino: non ricordo il nome anche perché dopo quell’occasione non ebbi più modo di rivederla…. ricordo solo che era l’unica marchigiana dello sci club.
Magari qualcun altro se la ricorda?

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One thought on “Sci Club Lecco e Sci Club Topolino, era il 1966 allo Stelvio.. – di Giorgio Rusconi

  1. Caro Rusconi,
    ti ringrazio per quanto hai scritto riguardo il novembre 1966 allo Stelvio. C’ero anch ‘io in quei giorni e anch ‘io scesi con circa 59 ragazzi , se ricordo bene, verso Bormio seguendo quella sciagurata decisione.
    Hai ricordato una avventura comunque indimenticabile per tante ragioni compresa la straordinaria bellezza della natura che si espresse con potenza incredibile. Ricordo la slavina ( ma forse era molto molto di più di una slavina) gigantesca e lunghissima che si staccò davanti ai nostri occhi con un boato/esplosione fortissimo lungo tutto il pendio in mezza costa . Ero un Topolino e tra gli ultimi della nostra fila indiana. La valanga che citi, staccatasi dietro di noi subito dopo quella che ho qui sopra ricordato, mi copri fino alle ginocchia ma riuscii a liberarmi mentre un compagno fu coperto e lo tirarono fuori immediatamente ( ricordo che spuntava la punta di un suo sci).
    Fortunatamente per noi quella slavina mori in quel punto.
    Le stanzette dove riposammo la notte le ricordo con affetto con le poche coperte e il rudimentale telefono per avvisare del nostro scampato pericolo, perché in un primo momento ai genitori che tornarono al Perego a piedi di notte dissero che probabilmente eravamo tutti morti. Ho presente il nostro incosciente timore nel riprendere il cammino prestissimo senza sentire i boati continui e inquietanti delle ore precedenti.
    E il caffè e latte della colonia che ci ospito al nostro arrivo a Bormio.
    Un caro saluto,
    Fabrizio Gazzarri

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