{"id":4076,"date":"2016-06-13T05:32:03","date_gmt":"2016-06-13T04:32:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.sciatoridepoca.it\/?p=4076"},"modified":"2016-06-13T05:47:21","modified_gmt":"2016-06-13T04:47:21","slug":"luigi-neirotti-la-prova-di-sopravvivenza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sciatoridepoca.it\/?p=4076","title":{"rendered":"Luigi Neirotti &#8211; La prova di sopravvivenza"},"content":{"rendered":"<p><strong>La prova di sopravvivenza<\/strong><br \/>\n<strong>Le sciate da Alpino e la truna nella neve sul Col San Carlo\u2028(adattamento per Sciatori d\u2019Epoca)<\/strong><\/p>\n<p>di Luigi Neirotti<\/p>\n<p>Ri-poso. Il caporale istruttore ordina qualche minuto di pausa. Si pu\u00f2 rifiatare. Siamo impegnati nell\u2019addestramento formale da parecchie ore. Siamo nel cortile della caserma Cesare Battisti di Aosta.<\/p>\n<p>L\u2019addestramento \u00e8 pesante, i comandi si susseguono incessanti: at-tenti; ri-poso; at-tenti, avanti march! Si marcia al passo, tutti insieme, in modo cadenzato.<br \/>\nE\u2019 pomeriggio ed il sole comincia a nascondersi dietro le montagne della Vall\u00e9e, mentre l\u2019aria rimane insolitamente tiepida: il mese di ottobre ci introduce dolcemente verso la stagione pi\u00f9 rigida ancora da venire ed in realt\u00e0 molto pi\u00f9 vicina di quanto sembri a noi giovani reclute.<\/p>\n<p>\u00c8 il 1983, ho venticinque anni, dopo il liceo ho frequentato Giurisprudenza e mi sto per laureare. Da pochi giorni ho preso parte ad un corso per allievi ufficiali di complemento dell\u2019Esercito Italiano. Sono finito ad Aosta, alla Scuola Militare Alpina, una delle pi\u00f9 dure d\u2019Europa. In verit\u00e0 sono molto orgoglioso e felice di questa opportunit\u00e0 che mi far\u00e0 diventare \u2013 se riesco a finire il corso \u2013 ufficiale di complemento degli Alpini. <\/p>\n<p>Pur essendo sempre vissuto in citt\u00e0, sono molto appassionato di montagna dove, sin dalla pi\u00f9 tenera et\u00e0, ho trascorso tutte le mie vacanze, grazie alla grande passione di mio padre per le escursioni e per lo sci. Sono uno sciatore agonista, ho gareggiato saltuariamente a livello zonale, mi sto concentrando sulla fine degli studi universitari.<\/p>\n<p>La breve pausa serve per far sciogliere i muscoli, anchilosati dai movimenti innaturali e soprattutto per lenire la scomodit\u00e0 dei pesanti scarponi in cuoio Vibram, ancora nuovi e certo non adatti a calpestare violentemente l\u2019asfalto del cortile della caserma. In futuro si modelleranno perfettamente al nostro piede, ma \u00e8 ancora presto, la strada da percorrere \u00e8 ancora lunga.<\/p>\n<p>Abbiamo uniformi ed attrezzatura che odorano di nuovo: siamo allievi ufficiali da qualche giorno. Ancora spaesati e un po\u2019 timorosi, stiamo prendendo confidenza con la vita militare. Un mondo, un universo sconosciuto e insospettabile per un universitario come me, fino a pochi giorni prima abituato a passare le giornate sulle scrivanie dell\u2019Istituto giuridico dell\u2019Universit\u00e0 di Torino ed il tempo libero sulle piste da sci piemontesi.<\/p>\n<p>Il caporale istruttore a sorpresa comincia ad enunciare una serie di raccomandazioni sul comportamento da tenere durante la marcia e l\u2019addestramento in alta montagna.<br \/>\nL\u2019iniziativa sulle prime m\u2019infastidisce. Tra me e me penso: \u201cma guarda un po\u2019 se non ci poteva lasciare un attimo di tranquillit\u00e0\u201d. Ad un certo punto sento un\u2019espressione che mi colpisce, parla di una \u201cprova di sopravvivenza\u201d che si sarebbe svolta a fine corso.<\/p>\n<p>Sento parlare di campo finale, di truna nella neve, di pernottamento in alta quota, ma non colgo appieno il significato. Sono troppo nuovo dell\u2019ambiente per comprendere, lontanamente immaginare. Ci sar\u00e0 tempo e modo. Tuttavia, da questo preciso momento, quel pensiero far\u00e0 spesso capolino nella mia mente.<\/p>\n<p>L\u2019addestramento prosegue settimana dopo settimana. Ogni tanto l\u2019argomento ritorna e si discute. Chi ha parlato con un allievo anziano, chi con un istruttore. Chi ha avuto un amico o un parente che ha gi\u00e0 frequentato la Scuola Militare Alpina. A poco a poco i tasselli del mosaico si completano ed abbiamo la certezza: durante il campo finale, il corso invernale esegue la famosa prova di sopravvivenza nella \u201ctruna\u201d. Si dorme in alta quota senza tenda, in un rifugio scavato nella neve, previa ascensione con sci da alpinismo e pelli di foca.<\/p>\n<p>\u201cQuesta \u00e8 tosta!\u201d penso. \u201cBeh, vedremo, siamo dei duri!\u201d.<\/p>\n<p>Il tempo scorre e l\u2019inverno, tra una punizione e l\u2019altra, poche licenze e molto addestramento, marce faticose e servizi interminabili, \u00e8 ormai passato. Forse non \u00e8 stato cos\u00ec breve e semplice, ma di questo parleremo un\u2019altra volta.<\/p>\n<p>In verit\u00e0 mi immaginavo alla Scuola un\u2019attivit\u00e0 diversa da come si \u00e8 svolta. Ero arrivato ad Aosta con grande entusiasmo, pensando di sciare parecchio e fare molto alpinismo. La realt\u00e0 era stata diversa. In effetti, a parte un sabato pomeriggio a Pila ed una domenica a Cervinia in libera uscita, un pario di uscite a La Thuile per servizio, l\u2019attivit\u00e0 sciistica era praticamente assente. Dopo i primi quattro mesi di Scuola Militare Alpina avevo lucidato gli scarponi tutti i giorni, pulito il mio fucile quasi tutti i giorni e sciolinato gli sci: \u2026 mai!<\/p>\n<p>Ecco, sul finire di febbraio, superati gli esami, i nostri obblighi di studio sono ormai alle spalle. Rimane da completare l\u2019attivit\u00e0 di addestramento in montagna con qualche uscita in alta quota.<\/p>\n<p>Arriviamo dunque all\u2019inizio di marzo del 1984, l\u2019epilogo ci attende. Viene concessa un ultimo permesso prima del campo finale. <\/p>\n<p>La domenica 4 marzo torno a casa per un giorno. Decido di salire a Prali per salutare gli amici e raggiungo Pian dell\u2019Alpet a 2200 metri.<br \/>\nFolla di sciatori, spensieratezza. Il sole ormai primaverile fa brillare la neve tutt\u2019intorno. Belle ragazze prendono il sole sulle sedie a sdraio nel terrazzo antistante il bar-tavola calda \u201cLa Capannina\u201d, dove io sono decisamente di casa.<br \/>\nSaluto amici e conoscenti, ma sono un po\u2019 distante con la mente: il mio sguardo scruta la montagna in cerca dell\u2019ispirazione giusta. Sono l\u00ec in Alta Val Germanasca, vedo le montagne amiche, vedo il Bric Boucie, la Grande Anguille, il Gran Queyron; il mio sguardo spazia rapidamente dall\u2019una all\u2019altra cima che conosco sin da bambino; sotto di me la Pista Verde (che in realt\u00e0 \u00e8 una \u201crossa\u201d) mi invita ad una discesa spericolata, ma il mio spirito \u00e8 gi\u00e0 proiettato all\u2019indomani, alle montagne della Val d\u2019Aosta.<br \/>\nLa sera passo a casa a Torino, saluto mia madre. \u201cCiao ma\u2019, ci vediamo tra venti giorni. <\/p>\n<p>Parto per il campo finale, sono a La Thuile e poi chiss\u00e0\u201d.<br \/>\nL\u2019autostrada verso Aosta scorre veloce, ma non ho avuto modo di conoscerla a fondo, l\u2019ho percorsa cos\u00ec poche volte.<br \/>\nRientro in caserma verso le dieci di sera. C\u2019\u00e8 fermento, c\u2019\u00e8 l\u2019aria della grande vigilia, l\u2019atmosfera \u00e8 elettrica: tutti sono indaffarati negli ultimi preparativi.<\/p>\n<p>Appronto il mio zaino con l\u2019attrezzatura per il campo finale e il corso sci. Preparo anche lo zainetto tattico con generi di conforto e materiale sussidiario vario.<br \/>\nPassando in magazzino, il venerd\u00ec precedente mi sono fatto assegnare un paio di scarponi da sci alpinismo: dei San Marco con gambaletto interno in plastica e scafo esterno, sempre in plastica, con ganci di regolazione. Moderni scarponi che combinano buona conduzione degli sci in discesa e possibilit\u00e0 di agevole movimento in salita, per marciare con le pelli di foca. Dovrebbero garantirmi prestazioni migliori degli scarponi Vibram in cuoio con lacci tradizionali, che ho utilizzato per tutto il corso. C\u2019\u00e8 solo un piccolo problema: l\u2019unico numero disponibile \u00e8 il 39. Io ho il 42: per evitare di sciare con scarponi in cuoio \u2026 cercher\u00f2 di adattarmi.<\/p>\n<p>Luned\u00ec 5 marzo 1984 la sveglia suona alle 3.30. Ritiro armi, rapida colazione e poi adunata in cortile in formazione per attendere i camion militari che ci portano da Aosta alla Caserma Monte Bianco in quel di La Thuile.<br \/>\nI camion tardano. Parte il primo gruppo. Resto con gli altri in attesa. Parte il secondo gruppo. Siamo sempre in attesa di completare il trasferimento. Albeggia. Attendiamo. Chiss\u00e0 dove sono finiti i camion? Sono ormai le nove e trenta quando finalmente arriva il nostro turno. Partiamo.<\/p>\n<p>\u201cCiao Caserma Cesare Battisti, ciao casa\u201d. Vediamo Aosta che si allontana: \u201ctorneremo che sar\u00e0 primavera\u201d.<\/p>\n<p>Dopo interminabili curve e tornanti ecco La Thuile, tutta coperta di neve. Ripiombiamo nel bianco inverno che avevamo lasciato da un paio di settimane.<br \/>\nIniziano le attivit\u00e0 del campo finale. Molti di noi sono provetti sciatori. Altri un po\u2019 meno. Alcuni non hanno quasi mai sciato. L\u2019ordine di servizio \u00e8 perentorio: \u201cin una settimana tutti devono saper sciare, il Col San Carlo ci attende\u201d.<\/p>\n<p>Ovviamente non ci sono impianti di risalita per gli allievi ufficiali degli Alpini. Quindi il Col San Carlo ci attende sia in salita da La Thuile, sia in discesa fino a Morgex.<\/p>\n<p>Gi\u00e0, il campo finale con la prova di sopravvivenza. Ci siamo. E\u2019 arrivata la prova conclusiva.<\/p>\n<p>Trascorriamo la prima settimana nell\u2019addestramento al combattimento in alta montagna. Proviamo anche l\u2019attacco con gli sci. Che divertimento scendere a rotta di collo sparando (a salve, naturalmente) con il fucile mitragliatore mentre simuliamo la presa di alcune malghe in alta montagna!<\/p>\n<p>La seconda settimana ci dedichiamo al corso sci. Il bel sole di marzo scalda le giornate ed i nostri cuori. Passiamo le giornate sulle piste da sci e siamo tutti belli abbronzati. Il tempo passa velocemente e ci divertiamo pure. Finalmente ho modo di mettere a frutto il mio brevetto di istruttore militare di sci. Un compagno di corso che non ha mai messo gli sci ai piedi impara rapidamente lo spazzaneve ed in breve tempo \u00e8 in grado di affrontare qualsiasi pendenza. Mi prende in disparte, mi sorride e mi abbraccia contento dalla gioia: che emozione e che soddisfazione, per me!<\/p>\n<p>Il gran giorno si avvicina, il giorno del Col San Carlo. A questo punto non ci sono pi\u00f9 scuse, dobbiamo superare anche questa prova.<br \/>\nMattino presto di marted\u00ec 13 marzo 1984. Gli allievi ufficiali sono schierati nel cortile della Caserma Monte Bianco di La Thuile, destinazione Col San Carlo.<br \/>\nNessuno parla, tutti attendono un cenno del \u201cCapo\u201d.<\/p>\n<p>Fissiamo le pelli di foca, serriamo gli scarponi, allacciamo gli sci e partiamo, a passo lento. Il capitano Graziano \u00e8 in testa alla fila, seguito dal sottotenente Aimone vicecomandante di compagnia; dietro di loro, i quattro plotoni di allievi ufficiali che compongono il 113\u00b0 corso.<br \/>\nIo mi trovo in coda, inserito nella squadra soccorso con gli altri istruttori militari sci: Roberto (Caporin), Alessio (Zucco) e Sante (Pierelli). Siamo tutti sciatori esperti, classificati FISI, ex agonisti. Sante \u00e8 anche maestro di sci, Alessio, che ha solo 18 anni, lo diventer\u00e0 a breve.<\/p>\n<p>Con mia sorpresa trovo che la salita non sembra improba se non fosse per le difficolt\u00e0 di movimento e per il carico trasportato. Sulle spalle zaino da montagna con tutta l\u2019attrezzatura e vestiario per l\u2019intero campo finale. Sul davanti, zainetto tattico da combattimento con elmetto, borraccia, gavetta, badile pieghevole e materiale di soccorso, fucile automatico leggero (\u201cFAL\u201d). Noi della squadra soccorso abbiamo anche dei carichi speciali, tra cui alcune radio RV3 e la barella.<br \/>\nDurante il corso sci avevo avuto la possibilit\u00e0 di usare i miei fidati ATOMIC ARC 207, con cui avevo gareggiato l\u2019anno precedente nelle gare zonali AOC. <\/p>\n<p>Oggi invece ho ai piedi gli sci di casermaggio, nemmeno uguali tra loro: uno \u00e8 un Persenico, l\u2019altro non lo so, \u00e8 irriconoscibile tanta \u00e8 l\u2019usura. Evidentemente sono il risultato dell\u2019accoppiamento di qualche rimanenza. Sono sci di frassino, lamine a segmento avvitate, soletta verniciata, decisamente anti-scorrimento, attacchi Silvretta a ganascia, rigorosamente \u201cnon di sicurezza\u201d, con leva frontale per la tensione del cavo che blocca il tallone.<\/p>\n<p>La salita mette a dura prova l\u2019attrezzatura obsoleta. Le pelli sono di foca naturale e molto stagionate. I lacci di cuoio che le fissano agli sci sono rinsecchiti e si spezzano con estrema facilit\u00e0.<\/p>\n<p>Durante l\u2019ascesa vedo un compagno che in un tratto difficile angola improvvisamente gli sci e trancia di netto tutti i lacci delle pelli, che si sganciano repentinamente, lasciando liberi gli sci. Parte pericolosamente all\u2019indietro. Allertati da una provvidenziale imprecazione, ci gettiamo a riacchiapparlo.<\/p>\n<p>Saliamo lentamente. La fatica \u00e8 tanta ma le risorse che sentiamo dentro di noi sono enormi. In questi cinque mesi abbiamo imparato che i nostri limiti sono molto al di l\u00e0 di quanto immaginavamo.<br \/>\nMi stupisco di me stesso per come procedo nella salita.<\/p>\n<p>Sono circa le due del pomeriggio quando finalmente mi libero del carico e tiro un sospiro di sollievo. Siamo in cima al Col San Carlo. Che meraviglia! Mi sembra di volare.<\/p>\n<p>Ci accampiamo in ordine sparso. Dal sacchetto viveri tiro fuori un panino e cerco di placare un po\u2019 la fame. Lo spettacolo \u00e8 maestoso. Un sole splendido illumina le montagne. C\u2019\u00e8 silenzio intorno a noi. Il gruppo di giovani allievi ufficiali sta per affrontare la \u201cprova di sopravvivenza\u201d; intanto ha superato la salita al Col San Carlo.<\/p>\n<p>Il capitano Graziano ordina la predisposizione delle trune, vale a dire delle buche nella neve, attrezzate al fine di consentire il nostro pernottamento.<br \/>\nCominciamo a scavare e realizziamo un bell\u2019incavo: la neve fortunatamente \u00e8 resa morbida dal caldo primaverile. Ci procuriamo un po\u2019 di rami di pino da stendere sul fondo per coibentare in qualche modo il basamento. Gonfiamo i materassini e distendiamo sopra i sacchi a pelo: ecco il nostro giaciglio.<\/p>\n<p>Ricaviamo una nicchia laterale dove posizioniamo una candela fissata su un coperchio di gavetta: ecco il nostro rudimentale sistema di riscaldamento.<\/p>\n<p>Fissiamo sci e bastoni ortogonali tra loro e realizziamo il telaio, adatto a sostenere i teli tenda che ricopriamo di neve. Abbiamo un tetto per la notte.<br \/>\nLa costruzione della truna di neve ci ha impegnati allegramente per tutto il pomeriggio, ma adesso la fatica della giornata comincia a farsi sentire. E domani c\u2019\u00e8 la discesa verso Morgex.<\/p>\n<p>Il capitano Graziano ordina di ritirarsi nelle trune quando il sole comincia a scendere lentamente e la temperatura invece precipita rapidamente sotto lo zero. Entriamo nella truna e ci tiriamo dietro gli zaini, che costituiscono la chiusura verso l\u2019esterno. Ci sistemiamo in qualche modo, insieme al fido fucile che ovviamente non pu\u00f2 essere abbandonato.<\/p>\n<p>Una volta distesi, alzando lo sguardo, sembra di essere in un loculo. La larghezza della truna \u00e8 appena sufficiente a farci stare gomito a gomito. Le pareti sono lucide e umide e le chiazze mimetizzate del telo-tenda che incombe su di noi dal soffitto che abbiamo realizzato hanno un aspetto sinistro.<br \/>\nParliamo un po\u2019, qualche battuta, una riflessione sulla giornata. Il pensiero si rivolge al giorno successivo. La preoccupazione della discesa, l\u2019eccessivo carico, la neve che probabilmente sar\u00e0 marcia, i tanti giorni che ancora mancano alla fine del corso, la vita futura che ci attende, tutta da vivere, colma di promesse ma al tempo stesso densa di incertezze giovanili.<\/p>\n<p>Dal sacchetto viveri escono generi di conforto vari: un panino, una scatoletta di carne, una mela, una tavoletta di cioccolato. A poco a poco esaurisco tutte le mie scorte ed il mio sacchetto \u00e8 ricolmo solo di spazzatura da riportare a valle<br \/>\n.<br \/>\nSi fa notte e accendiamo la candela. La temperatura esterna scende a meno venti. Quella interna della truna, invece, \u00e8 mantenuta intorno allo zero: \u00e8 sufficiente il calore dei nostri corpi e la candela. \u201cIngegnoso questo sistema!\u201d.<\/p>\n<p>Entro nel sacco a pelo e tuttavia decido di rimanere vestito per paura del freddo. Ho il maglione girocollo, i pantaloni di panno al ginocchio e i mutandoni di lana che noi chiamiamo scherzosamente \u201cVersace\u201d.<\/p>\n<p>Un grosso dilemma sono gli scarponi: lasciarli fuori dalla truna vorrebbe dire trovarli ghiacciati l\u2019indomani. Decido di lasciare fuori gli scafi esterni e di tenere ai piedi, dentro il sacco a pelo, i gambaletti interni: avr\u00f2 presto una sorpresa.<\/p>\n<p>La notte scende e il sonno ci abbraccia tutti quanti. La candela si consuma lentamente. In vetta al Col San Carlo, gli allievi ufficiali riposano meritatamente dopo l\u2019ascesa.<\/p>\n<p>La notte porta via le ultime paure del corso. La candela una volta consumata si spegne. L\u2019incertezza ed il timore dei giovani ragazzi scompaiono all\u2019esaurirsi dello stoppino. Domani sar\u00e0 un altro giorno, ma anche un\u2019altra storia. Nessuno lo sa ancora, nessuno si \u00e8 accorto, la trasformazione in uomini adulti si sta compiendo. L\u2019apprendistato \u00e8 terminato. Si va incontro alla vita, col suo carico di responsabilit\u00e0, che per ciascuno di noi inizieranno presto con il comando di un plotone alpino.<\/p>\n<p>A met\u00e0 notte mi sveglio per l\u2019eccessivo caldo, con gli abiti madidi. Avevo tanta paura del freddo, che la prova di sopravvivenza rester\u00e0 nei miei ricordi come una delle notti pi\u00f9 confortevoli trascorse alla scuola.<br \/>\nDecido di fare qualcosa, per non trovarmi in difficolt\u00e0 l\u2019indomani. Lentamente, con il poco spazio a disposizione, in questa specie di loculo nella neve, mi sfilo maglione e pantaloni e li pongo tra l\u2019imbottitura e la fodera del sacco a pelo.<\/p>\n<p>Recupero la temperatura corporea e nel contempo faccio asciugare i miei abiti. Faccio una serie di mosse giuste tranne un particolare: tra breve mi sar\u00e0 presentato il conto per questo mio errore, ma ancora non lo so. Mi riaddormento subito: alle 4 del mattino vengo bruscamente svegliato.<\/p>\n<p>L\u2019ufficiale di servizio passa a dare la sveglia a tutti quanti. Sposta gli zaini, infila la testa nelle trune: \u201cOh, sveglia, sveglia che andiamo!\u201d.<br \/>\nIn piedi, si smonta tutto, si riparte.<\/p>\n<p>E\u2019 ancora notte fonda, le stelle brillano nel cielo, l\u2019aria \u00e8 tersa e la temperatura esterna \u00e8 -22\u00b0. L\u2019ambiente esterno \u00e8 magico, sospeso nel silenzio assoluto che avvolge la maestosit\u00e0 del paesaggio al cospetto del Monte Bianco, ma la situazione non ci consente di apprezzare questi momenti irripetibili.<br \/>\nMi rendo subito conto che smontare nel buio della notte ci\u00f2 che \u00e8 stato attrezzato alla luce del giorno \u00e8 operazione per nulla facile.<\/p>\n<p>In qualche modo riesco a recuperare tutto il materiale e sono zaino in spalla, zainetto da combattimento e fucile sul davanti, sci ai piedi e bastoni da sci nelle mani. Tutto bene, si direbbe. Vedo alcuni dei miei compagni di corso che mi fanno un cenno di conferma \u201cci siamo!\u201d.<\/p>\n<p>E\u2019 passata circa un\u2019ora da quando sono uscito dalla truna. Ho infilato i gambaletti dei San Marco, tenuti calzati durante la notte, negli scafi esterni che avevo relegato all\u2019esterno della truna per questioni di spazio.<br \/>\nIl freddo trasmesso dallo scafo degli scarponi, ghiacciati, sta rapidamente abbassando la temperatura delle mie estremit\u00e0 inferiori. Solo a questo punto capisco che aver tenuto i gambaletti ai piedi \u00e8 stato un errore: l\u2019umidit\u00e0 accumulata nella notte, trattenuta inesorabilmente dalla vile plastica, si sta rapidamente congelando. In breve tempo le mie estremit\u00e0 risultano anestetizzate.<\/p>\n<p>Cerco di reagire, ma non \u00e8 facile con il carico che ho sulle spalle. Non mi posso muovere, devo attendere l\u2019ordine di partenza. Sento i miei piedi che scompaiono. Stringo i denti, devo farcela, devo farcela: \u201cForza, forza\u201d.<\/p>\n<p>Non sono il solo ad avere problemi nell&#8217;impatto tra gelo e l&#8217;umidit\u00e0 accumulata durante la notte.<\/p>\n<p>Partiamo finalmente dal Col San Carlo, la colonna si mette in moto, la discesa sta per cominciare.<\/p>\n<p>Il programma di marcia prevede di scendere dal colle S. Carlo fino a Morgex con gli sci, per essere poi trasportati con i camion militari verso Sarre; quindi una marcia a pieno carico fino a Ville sur Sarre, ove restare per qualche giorno, facendo addestramento nei dintorni ed accampandoci in loco.<\/p>\n<p>Confidando sulla possibilit\u00e0 di sciare in discesa penso di provare meno fatica rispetto all\u2019ascensione.<\/p>\n<p>Ma le sorprese per noi giovani allievi ufficiali non sono ancora finite ed anzi proprio in quest\u2019occasione impariamo \u2013 a nostre spese \u2013 che la discesa presenta di solito maggiori difficolt\u00e0 rispetto alla salita, proprio come nella vita ordinaria il passaggio dall\u2019addestramento alla pratica \u2013 nonostante le ingenue aspettative \u2013 registra sempre un netto inasprirsi dei problemi e delle difficolt\u00e0 da affrontare.<\/p>\n<p>E\u2019 primavera ormai, il sole riscalda intensamente il versante alpino e la neve tende a sciogliersi con il progredire delle ore.<br \/>\nRestare in piedi sugli sci su un terreno sconnesso e con neve non battuta, appesantiti da un carico di trenta chili oltre agli eventuali carichi speciali costituiti da radio, barelle, mitragliatori, non \u00e8 affatto semplice.<\/p>\n<p>Come gi\u00e0 per la salita, anche in quest\u2019occasione faccio parte della squadra di soccorso che chiude la colonna.<\/p>\n<p>Il tempo sarebbe anche bello, il sole invitante, ma non si riesce proprio a sciare: neve profonda e molle, oppure scarsa, a seconda dell\u2019esposizione del versante, rendono le operazioni davvero difficili. Ad un certo punto imbocchiamo una specie di strada con grossi curvoni e tornanti che accentuano le difficolt\u00e0. Lo zaino, veramente pesante, ci sbilancia paurosamente e per curvare occorre mettersi a spazzaneve, curando di avere le gambe molto larghe. Diverse volte vedo le punte dei miei sci che partono verso l\u2019alto e solo a fatica riesco a governarli. Superata la massima pendenza, il carico imprime un\u2019accelerazione fortissima, che non \u00e8 facile controllare.<\/p>\n<p>Ogni due minuti uno di noi cade per terra. Subito i compagni accorrono e lo aiutano a rimettersi in piedi. Rapidamente scopriamo che il sistema migliore \u00e8 prendere il malcapitato per lo zaino, sui due fianchi, e tirarlo su di forza. Da solo, nessuno riuscirebbe a rimettersi in piedi.<\/p>\n<p>Dopo qualche ora di pena la colonna \u00e8 molto sfilacciata e noi della squadra di soccorso rimaniamo distanziati.<br \/>\nLa fatica aumenta, ma al tempo stesso cresce in me un vago senso di soddisfazione per la sensazione di avercela quasi fatta: la fine del corso si avvicina in modo inesorabile e mette le ali ai piedi.<\/p>\n<p>A met\u00e0 discesa vedo un giovane allievo che parte improvvisamente ostaggio dei propri sci, supera in accelerazione i compagni ostentando spavalderia e venti metri pi\u00f9 avanti si capotta, rimanendo con la faccia nella neve. Un secondo allievo, che gi\u00e0 calza le racchette da neve a rischio di severa punizione, si proietta in avanti per raggiungerlo ed aiutarlo a rialzarsi, togliendogli prima lo zaino.<\/p>\n<p>Arriviamo ad un tornante, dove le difficolt\u00e0 sono maggiori. Un allievo, sconsolato, ci dice che a fronte dei piedi che cercano di seguire la curva, gli sci vanno inesorabilmente dritti. Niente da fare, \u00e8 una faticaccia terribile.<\/p>\n<p>Siamo ormai giunti a qualche tornante da Morgex e la discesa prosegue su un tratto di strada ormai senza neve. Procediamo con gli sci correttamente infilati nei tasconi dello zaino da montagna e il passo \u201cpesante\u201d sull&#8217;asfalto.<\/p>\n<p>Gli ultimi tratti di discesa sono veramente difficili. Le gambe intorpidite dalla fatica, le caviglie bloccate dagli scarponi ed il terreno duro si ripercuotono duramente sui nostri muscoli e sul nostro spirito, ma ormai siamo in vista di Morgex e gi\u00e0 si vedono i camion militari che ci aspettano.<\/p>\n<p>Ritrovo un compagno che arranca faticosamente: anche lui calza i San Marco rigidi come i miei. Siamo subito concordi nel ritenere che alla fine i Vibram si dimostrano scarponi migliori per il tratto di marcia e forse sarebbero stati una scelta migliore nel loro complesso. Specialmente tenendo conto che la marcia sul terreno liberato dalla neve, con scarponi di tre numeri pi\u00f9 piccoli, \u00e8 stata una tortura!<\/p>\n<p>Siamo finalmente sullo spiazzo dove sono parcheggiati gli autocarri che ci attendono. Carico sci e scarponi sul camion da trasporto che li riporta ad Aosta: lo sci \u00e8 finito per ora.<\/p>\n<p>Salgo rapidamente a bordo del camion da trasporto e tiro un sospiro di sollievo. Levo il mio sguardo indietro ed ammiro il Col San Carlo sopra di noi.<br \/>\nI commenti sono scarni: la fatica \u00e8 stata tanta e preferiamo risparmiare il fiato.<\/p>\n<p>Mentre il camion ci porta a destinazione, rifletto. Ebbene, la prova di sopravvivenza \u00e8 stata superata ed in fin dei conti \u00e8 stato molto pi\u00f9 facile del previsto.<br \/>\nIn effetti qualunque prova, una volta superata, pare facile, proprio perch\u00e9 \u00e8 stata superata. E allora mi domando: in cosa consisteva veramente questa prova?<\/p>\n<p>Penso allora che il difficile sia mettersi in gioco, affrontare una nuova e maggiore difficolt\u00e0. Sopravvivere a s\u00e9 stessi, alla propria inerzia, alla tentazione di adagiarsi, di accontentarsi. Ecco, la prova di sopravvivenza consiste nell\u2019avere il coraggio di non fermarsi, di affrontare la prova successiva, che \u00e8 sempre pi\u00f9 difficile ed impegnativa, nonostante la speranza sia sempre quella di avere vita facile dopo aver scollinato. Purtroppo non \u00e8 mai cos\u00ec, anzi \u00e8 sempre il contrario.<\/p>\n<p>Diavolo di una Scuola Militare Alpina, mi hai ingannato: mi hai fatto credere chiss\u00e0 cosa, e poi mi regali uno dei pi\u00f9 bei ricordi della mia vita ed una delle pi\u00f9 grandi soddisfazioni provate in montagna. Mi hai insegnato a non temere le prove a cui siamo sottoposti ed a cercare di vincere sempre l\u2019innata riluttanza ad osare qualcosa di nuovo, di mai provato. Mi hai fatto capire che quando credi di aver superato un ostacolo, il difficile deve ancora venire.<\/p>\n<p>La colonna dei camion parte in direzione di Ville Sur Sarre, dove ci tratterremo per circa una settimana, accampati in alcune malghe di fortuna, poco distanti dal ristorante Vaudan che diventer\u00e0 la nostra base operativa nel poco tempo libero.<\/p>\n<p>E\u2019 ormai notte inoltrata e sono nuovamente nel sacco a pelo. Siamo tutti stanchi ed il sonno non fatica ad arrivare, nonostante la sistemazione impervia. Un leggero vento primaverile porta la temperatura sottozero e ci accarezza dolcemente, visto che non abbiamo finestre nelle malghe in cui siamo accampati. Tra pochi giorni il corso sar\u00e0 finito e tutto questo rimarr\u00e0 un bellissimo ricordo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La prova di sopravvivenza Le sciate da Alpino e la truna nella neve sul Col San Carlo\u2028(adattamento per Sciatori d\u2019Epoca) di Luigi Neirotti Ri-poso.<\/p>\n","protected":false},"author":5,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"om_disable_all_campaigns":false,"_mi_skip_tracking":false},"categories":[102],"tags":[111,110],"aioseo_notices":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.sciatoridepoca.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4076"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.sciatoridepoca.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.sciatoridepoca.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sciatoridepoca.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/5"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sciatoridepoca.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=4076"}],"version-history":[{"count":8,"href":"https:\/\/www.sciatoridepoca.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4076\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4084,"href":"https:\/\/www.sciatoridepoca.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4076\/revisions\/4084"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.sciatoridepoca.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=4076"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sciatoridepoca.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=4076"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sciatoridepoca.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=4076"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}