{"id":6356,"date":"2020-03-10T18:05:19","date_gmt":"2020-03-10T17:05:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.sciatoridepoca.it\/?p=6356"},"modified":"2020-03-10T18:05:19","modified_gmt":"2020-03-10T17:05:19","slug":"collaborare-con-rolly-di-beba-schranz","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.sciatoridepoca.it\/?p=6356","title":{"rendered":"Collaborare con Rolly &#8211; di Beba Schranz"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"font-weight: 400;\">Da bambina guardavo la tv dei ragazzi seduta in prima fila nella saletta dell&#8217;unico bar che a Macugnaga ci permetteva di vedere il nostro film preferito, Rin tin tin. Allora nessuno di noi aveva la televisione in casa e quel modo collettivo di vederla era un momento magico. Dai quei filmati attingevamo per i nostri giochi e alimentavamo le nostre fantasie, da l\u00ec nascevano le battaglie tra indiani e cowboy che facevamo durare fino all&#8217;imbrunire, per le quali ci inventavamo fucili e pistole fatte con pezzi di cassette della verdura o ricavate da qualche ramo particolarmente contorto. Usavamo anche scambiarci i giornaletti; su Topolino, oltre alle avventure dei protagonisti, c&#8217;era una rubrica da noi molto seguita dedicata allo sci, alle gare e ai suoi campioni, tenuta da Rolly Marchi. C&#8217;era la sua immagine con il maglione rosso con la grande T nera e gli articoli che scriveva, quindi, per noi, Rolly era uno degli eroi del giornaletto, alla stessa stregua di Topolino, Paperino, Clarabella o del Commissario Basettoni, cos\u00ec, quando nell&#8217;inverno del 1963 andai per la prima volta al Trofeo Topolino e lo vidi con il cappello nero a larghe tese in testa e la stella da sceriffo sul petto, mi parve di vedere il capitano Ohara, il comandante del caporale Rusty e quella mattina, su al Monte Bondone, mi sentii come proiettata dentro le\u00a0<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">pagine di un numero speciale di Topolino. Il mio pettorale era il 625, e al cancelletto di partenza invece di concentrarmi su quello che dovevo fare e fissare bene gli attacchi mi persi via con la mia fantasia, uscii dal cancelletto in tutta furia, ma la mia gara dur\u00f2 solo due porte, forse tre, dopo di ch\u00e9 l&#8217;attacco si apr\u00ec e i miei sogni di gloria si infransero miseramente. Fu allora che Rolly mi raccolse e asciug\u00f2 le mie lacrime. Per fortuna il dramma si sciolse qualche ora dopo con la sfilata per le vie di Trento, che feci con i miei compagni vestita della nostra bella divisa nuova, un maglione rosso con una riga bianca e una blu e il distintivo con scritto Sci Club Macugnaga in pieno petto. Ci sentivamo belli e felici, dietro al nostro cartello sul quale spiccava un topolino di gomma che ancor oggi fa bella mostra tra i miei trofei. Qualche anno dopo, nel 1967, andai a Caspoggio per partecipare al Gran Premio Saette. Anche in quell&#8217;occasione Rolly, insieme al suo scudiero Claudio Baldessari, soprintendeva alla premiazione della gara, considerata anche Campionato italiano aspiranti. Sul podio c&#8217;eravamo io, Clotilde Fasolis e Giovanna Tiezza per le ragazze, mentre per i ragazzi c&#8217;erano Gustavo Thoeni, Nanni Mussone e Ivo Pellissier. Come sempre, se c&#8217;era Rolly c&#8217;era anche allegria e quella volta fu lui che mise in testa a\u00a0<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">tutti noi un cappello da cowboy che ci aveva fatto preparare dall&#8217;organizzazione. Sempre lo stesso anno partecipai a Courmayeur ai miei primi Campionati Italiani Assoluti ed ero alloggiata con la mia mamma in un piccolo albergo all&#8217;inizio del paese e salivo ad allenarmi al Col Checrouit, dove avremmo dovuto fare le gare di slalom. Il tempo era molto brutto, nevicava ormai ininterrottamente da alcuni giorni e lass\u00f9, all&#8217;uscita della funivia, lo incontrai, quella volta non aveva compiti organizzativi era l\u00ec in veste di giornalista per raccontare le nostre gare su \u00abLa Gazzetta dello Sport\u00bb. Vedendomi mi raccomand\u00f2 di stare attenta perch\u00e9 a causa dell&#8217;intensa nevicata in corso c&#8217;era pericolo di valanghe. Lo salutai e non detti molto peso alle sue raccomandazioni, ma proprio il giorno dopo capit\u00f2 una grande disgrazia. Gigi Panei mor\u00ec sulla Cresta d&#8217;Arp, travolto da una valanga insieme con il giovane maestro Tommaso Rosa di Aosta. Gigi era uno stimato maestro di sci e guida alpina di Santa Anatolia, una piccola frazione del Comune di Borgorose, in provincia di Rieti e si era trasferito in Valle d&#8217;Aosta una decina di anni prima, ma soprattutto era buon amico di Rolly che lo aveva conosciuto negli anni in cui aveva lavorato proprio l\u00ec a Courmayeur. Mi ricordo ancora il suo volto disperato il giorno dei funerali ai quali partecipammo anche tutti noi.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">L&#8217;anno successivo entrai in nazionale e per qualche tempo non lo vidi pi\u00f9, fino al 1972. Avevo solo vent&#8217;anni e quella stagione ero riuscita a raggiungere il punteggio che il nostro direttore tecnico Jean Vuarnet aveva chiesto a\u00a0<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">tutti noi atleti per poter partecipare ai Giochi Olimpici di Sapporo. Per ragioni che tuttora non sono riuscita a comprendere la Federazione prefer\u00ec mandare due uomini in pi\u00f9 e non iscrisse le donne, cos\u00ec, senza una spiegazione. Il sogno della mia vita si infranse definitivamente a Grindenwald, quando mi comunicano la notizia. Il presidente del mio sci club decise allora di mandarmi comunque a vedere i Giochi, sperando che almeno mi facessero far apripista. Raggiunsi Sapporo con un misto di curiosit\u00e0, turbamento e tristezza, immaginabile per una giovane atleta che sapeva di fatto tutto quello che era stato in suo potere per partecipare a quelle gare e soprattutto si sentiva all&#8217;altezza di gareggiarle e che invece si vedeva relegata al ruolo di spettatrice. Fu cos\u00ec che un pomeriggio, invitata al cocktail inaugurale al New Otani Hotel, vidi Rolly in compagnia di Onorato Cerne, un altro giornalista di Tutto Sport. Inizialmente il mio primo istinto\u00a0 fu quello di tornarmene in albergo, non avevo voglia di raccontare le mie disavventure e poi pensavo che tutti si fossero coalizzati contro di me. Lui, invece, da lontano mi sorrideva e tra un sorriso e una stretta di mano si avvicin\u00f2 a me e cominci\u00f2 a rincuorarmi; per tutto il pomeriggio mi fu vicino e, con il suo modo di sdrammatizzare mi regal\u00f2 quella sicurezza e quella serenit\u00e0 che avevo bisogno di sentirmi intorno. Tornata dalle Olimpiadi intrapresi tutta un\u2019altra vita, lontano dalle gare e da quel mondo che mi aveva cos\u00ec ferita, per cui ci siamo persi di vista per molti anni, nonostante io l&#8217;avessi invitato pi\u00f9 volte a venirmi a trovare, fino all&#8217;ottobre\u00a0<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">del 2001, quando mi telefon\u00f2 per dirmi che il comune amico Vittorio Alfieri l&#8217;aveva invitato a Macugnaga dove arriv\u00f2 accompagnato da Luigi Lazzaroni, quello dei biscotti.<\/span><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.sciatoridepoca.it\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/20200310145909_00002.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-6357\" src=\"http:\/\/www.sciatoridepoca.it\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/20200310145909_00002-218x300.jpg\" alt=\"\" width=\"218\" height=\"300\" srcset=\"http:\/\/www.sciatoridepoca.it\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/20200310145909_00002-218x300.jpg 218w, http:\/\/www.sciatoridepoca.it\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/20200310145909_00002-768x1058.jpg 768w, http:\/\/www.sciatoridepoca.it\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/20200310145909_00002-743x1024.jpg 743w, http:\/\/www.sciatoridepoca.it\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/20200310145909_00002.jpg 955w\" sizes=\"(max-width: 218px) 100vw, 218px\" \/><\/a><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Non lo nascondo che un po&#8217; mi emozionai e insieme al nostro Sindaco Teresio Valsesia cercai di predisporgli un benvenuto degno della sua fama. Purtroppo il tempo non mi fu d&#8217;aiuto e per tutta la durata del suo soggiorno piovve a dirotto. Furono comunque giornate molto intense, durante le quali lo portai a conoscere i luoghi pi\u00f9 interessanti di Macugnaga, Museo Walser, miniera aurifera e anche il piccolo cimitero dove, di fianco al tiglio secolare, c&#8217;\u00e8 la lapide di Giordano Pedrotti, un giovane trentino che alla fine degli anni cinquanta mor\u00ec sulla parete est del Monte Rosa. Luoghi che lui immortal\u00f2 e poi raccont\u00f2 in un servizio sulla sua Buona Neve. Fu proprio in quell&#8217;occasione e da quel riavvicinamento che nacque la mia collaborazione alla sua rivista, collaborazione che continua tuttora e grazie alla quale ho potuto conoscere il vero Rolly. Infatti, collaborando con lui sono subito emerse le doti professionali e imprenditoriali che fino ad allora non avevo potuto mettere a fuoco. Quelle umane gi\u00e0 le conoscevo. Grazie a lui sono riuscita a realizzare uno dei sogni della mia vita, quello di diventare giornalista. Lavorare al suo fianco \u00e8 stata un&#8217;esperienza gratificante che mi ha arricchita. Rolly non \u00e8 solo lo sciupa femmine che ci si immagina dall&#8217;esterno, per me \u00e8 stato soprattutto un amico prezioso pronto a darmi la sua esperienza e a spronarmi a far bene, un attento manager della sua rivista che sa come e dove rivolgersi per ottenere i risultati che desidera.\u00a0Mi ha insegnato ad accettare i si e i no con la stessa disponibilit\u00e0 d&#8217;animo e soprattutto a non mollare mai. Un altro momento straordinario lo vivemmo insieme nel 2002 l&#8217;anno in cui il Comitato della Comunit\u00e0 Walser di Macugnaga gli consegn\u00f2 l&#8217;insegna di San Bernardo, un&#8217;onorificenza che viene data a chi si \u00e8 particolarmente distinto nelle attivit\u00e0 a favore della montagna e delle sue genti e che nella motivazione lo defin\u00ec \u201cdecatleta della vita\u201d. Quando Rolly venne a ritirare il Premio combinai un incontro anche con i miei vecchi compagni di sci club con i quali,\u00a0<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">negli anni sessanta, avevamo fatto una fotografia di gruppo in sua compagnia durante il Trofeo Scoiattoli Mottarone a Stresa. Per l&#8217;occasione ci mettemmo in posa nella stessa posizione della foto di allora, anche se qualche posto era irrimediabilmente vuoto. Ci sono stati poi i miei primi approcci nella redazione de \u00abLa Buona Neve\u00bb dove lui mi presentava agli amici come sua \u201cassistente\u201d e ci\u00f2 mi imbarazzava un poco. Ho iniziato cos\u00ec a prendere coscienza di come doveva essere approntata una rivista. Sono sempre rimasta affascinata dal suo modo deciso di agire, non aveva mai un&#8217;esitazione, con chiunque parlasse era sempre determinato, quasi un po&#8217;aggressivo. Non parliamo poi delle sue preziose agende, sempre almeno tre, dalle quali leggevo nomi che per me erano leggendari ai quali dovevo telefonare. \u201cChiamami Luca Cordero di Montezemolo\u201d ed io componevo il numero e mi pareva che il telefono scottasse in mano. Appena udivo la voce della segretaria dall&#8217;altro capo del filo glielo passavo immediatamente riuscendo appena a dire che ero l&#8217;assistente del dottor Marchi e, lui prendendo il telefono, con la sua vociona diceva:\u201cbuongiorno signorina, sono Rolly Marchi, mi conosce?\u201d e se qualche volta rispondeva negativamente, lui ribatteva \u201csi vede che \u00e8 molto giovane!\u201d. E la sua memoria! \u00c8 davvero proverbiale: \u00e8 praticamente impossibile che si dimentichi qualche cosa. Le prime volte che preparavamo il menab\u00f2 della rivista andavo in crisi perch\u00e9 lui ricordava sempre tutto quello che mi aveva chiesto di fare o di predisporre, di cui prendevo nota per non dimenticare nulla, ma se cercavo di salvarmi con qualche bugia regolarmente venivo scoperta!\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Ma uno dei momenti in cui ho potuto stimarlo per tutta la sua forza d&#8217;animo \u00e8 stato quando qualche anno fa gli \u00e8 capitato quel brutto incidente stradale in cui ha perso quasi completamente la vista. Mi aspettavo che un uomo abituato a muoversi tra appuntamenti di lavoro e incontri mondani come era ad uso senza mai dipendere dagli altri muovendosi in maniera totalmente autonoma, andasse in crisi. Invece no. Ha accettato la nuova condizione con una determinazione e una serenit\u00e0 davvero esemplari, adattandosi alla nuova situazione senza troppi drammi o lamenti. Mi accadde una volta di andare sul discorso e di affermare di quanto sfortunato fosse stato ad uscire cos\u00ec segnato da quell&#8217;incidente, ma Rolly rispose che non era il caso di prendersela pi\u00f9 di tanto visto che la fortuna lo aveva aiutato molto nell&#8217;arco della sua vita. Per me \u00e8 stata una grande lezione, ho imparato che bisogna saper apprezzare quanto si riceve dalla sorte per ricordarsene quando anche la sfortuna si presenta ad incassare la sua parte.<\/span><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.sciatoridepoca.it\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/20200309194116_00002.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-6358\" src=\"http:\/\/www.sciatoridepoca.it\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/20200309194116_00002-218x300.jpg\" alt=\"\" width=\"218\" height=\"300\" srcset=\"http:\/\/www.sciatoridepoca.it\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/20200309194116_00002-218x300.jpg 218w, http:\/\/www.sciatoridepoca.it\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/20200309194116_00002-768x1058.jpg 768w, http:\/\/www.sciatoridepoca.it\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/20200309194116_00002-743x1024.jpg 743w, http:\/\/www.sciatoridepoca.it\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/20200309194116_00002.jpg 1846w\" sizes=\"(max-width: 218px) 100vw, 218px\" \/><\/a><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Devo a Rolly oltre a questa nostra ormai decennale collaborazione anche altre mie importanti scelte di vita. Iniziando a lavorare con lui pensavo di trasferirmi a Milano prendendomi un alloggio per essere pi\u00f9 comoda e non fare troppi chilometri in auto, inoltre mi ero immaginata una mia nuova vita in citt\u00e0. Sapevo anche che a lui pesava che dovessi fare tanta strada e se ne faceva un cruccio. Invece, per fortuna, per svariati motivi la faccenda dell&#8217;alloggio si protrasse pi\u00f9 a lungo del previsto e nel frattempo cominciai a prendere familiarit\u00e0 con il percorso\u00a0<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">che dovevo fare, tanto che alla fine il tragitto mi era diventato gradevole. Un momento della giornata tutto per me, durante il quale programmavo tutte le mie cose. Ho cos\u00ec cominciato ad apprezzare fino in fondo l&#8217;opportunit\u00e0 di abitare in un villaggio di montagna molto bello e relativamente vicino alla metropoli, da dove potevo godere dei vantaggi senza doverne subire i disagi. Partire all&#8217;alba come la maggior parte delle persone che dalla periferia devono portarsi al loro posto di lavoro \u00e8 meno pesante se il viaggio lo puoi fare nel confort della tua auto invece che su una metropolitana o un autobus, inoltre, avere come cornice il Monte Rosa colorato dall&#8217;alba dal sole con nel cielo blu cobalto le ultime stelle splendenti, oppure poter ammirare la bellezza del Golfo Borromeo e delle sue isole, \u00e8 tutta un&#8217;altra cosa che partire da una qualsiasi periferia o quartiere cittadino. Momenti per pochi fortunati, ed io sono tra loro. Un altro momento sintomatico \u00e8 l&#8217;arrivo in citt\u00e0 dove, il contrasto stridente con lo spettacolo bucolico di cui ho goduto fino a qualche ora prima, \u00e8 apprezzabile. A Milano alle otto di mattina sono gi\u00e0 tutti nevrotici, quelli in coda che imprecano contro tutti, i pedoni infreddoliti o accaldati che attendono ai semafori, i motorini che fanno lo slalom tra le code di auto, le mamme con i piccoli per mano o sui seggiolini delle loro biciclette ancora addormentati, le colf con i cani al guinzaglio e il sacchetto per i bisogni in mano che si muovono spazientite tra le aiuole dei giardini e pochi ragazzi per strada, probabilmente sono tutti accompagnati a scuola per paura di quello che potrebbe accadere se ci andassero da soli.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Ecco perch\u00e9 mi considero fortunata. Inoltre la mia giornata lavorativa la passo in compagnia di Rolly tra testi, computer e le foto da inserire nel numero in preparazione de \u00abLa Buona Neve\u00bb, fra una telefonata e l&#8217;altra o alla ricerca di vecchie testimonianze nel suo affascinante archivio. Ogni tanto si scende a bere un caff\u00e8 dall&#8217;amico Pasquale, il barista di Corso Garibaldi, ma capita anche di andare a trovare il farmacista che gli d\u00e0 qualche consiglio per la pressione, o il fotografo che gli stampa le foto per la rivista e per il quale \u00e8 davvero un buon cliente! O di fare una capatina nella pasticceria dei signori Ranieri che ci coccolano con qualche dolcetto. Insomma, con Rolly vivere la citt\u00e0 \u00e8 tutta un&#8217;altra cosa, lui \u00e8 riuscito a fare di Corso Garibaldi, via Palermo, via Statuto, Largo Treves, Piazza San Marco, Largo La Foppa un piccolo villaggio dove conosce tutti e con tutti ha un rapporto di simpatia e amicizia come soltanto lui sa avere. Anche all&#8217;ufficio postale riesce a scambiare battute e sorrisi. Grazie a lui ho potuto godere della \u201csua\u201d citt\u00e0 e della \u201cmia\u201d montagna contemporaneamente. Concludendo mi pare che Rolly Marchi sia uno degli esperimenti pi\u00f9 riusciti di Aubrey de Grey, gerontologo di Cambridge e capofila di un gruppo di studiosi che sostengono la possibilit\u00e0 di curare l&#8217;invecchiamento, che ha dichiarato: \u201cQuando si comprender\u00e0, dagli esperimenti sul topo, che l&#8217;immortalit\u00e0 sar\u00e0 presto raggiungibile ci sar\u00e0 una confusione totale. Smetter\u00f2 di essere solo io a dire queste cose: tutti converranno che una seria estensione della vita in salute \u00e8 imminente. Sar\u00e0 un&#8217;autentica guerra all&#8217;invecchiamento\u201d.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da bambina guardavo la tv dei ragazzi seduta in prima fila nella saletta dell&#8217;unico bar che a Macugnaga ci permetteva di vedere il nostro<\/p>\n","protected":false},"author":5,"featured_media":6358,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"om_disable_all_campaigns":false,"_mi_skip_tracking":false},"categories":[102],"tags":[341,340],"aioseo_notices":[],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.sciatoridepoca.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/6356"}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.sciatoridepoca.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.sciatoridepoca.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.sciatoridepoca.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/5"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.sciatoridepoca.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=6356"}],"version-history":[{"count":1,"href":"http:\/\/www.sciatoridepoca.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/6356\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6359,"href":"http:\/\/www.sciatoridepoca.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/6356\/revisions\/6359"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.sciatoridepoca.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/6358"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.sciatoridepoca.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=6356"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.sciatoridepoca.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=6356"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.sciatoridepoca.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=6356"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}